Erano in fila, incatenati alle mani e ai piedi, cercando di camminare faticosamente. Un ragazzino gracile in quarta fila arrancava rallentando i movimenti dell’intero gruppo.
Un uomo basso e tozzo dalla pelle ambrata, vestito solo con un paio di ampie braghe tenute alla vita con una fascia di tessuto povero, teneva nervosamente una frusta ripiegata nella mano destra, pronto a schioccarla.
Il ragazzino gracile inciampò in un sasso del selciato disconnesso del molo, causando la caduta di tutto il gruppo. L’aguzzino non esitò a dispiegare la frusta e a schioccarla violentemente contro il colpevole.
«Non ammetto queste perdite di tempo! Devi imparare a stare al tuo posto miserabile pulce!» Incominciò a infierire sadicamente sul ragazzo nel tentativo di farlo rialzare, ottenendo tuttavia l’effetto opposto, indebolendolo ad ogni frustata sempre più. All’ennesima frustata una mano imponente bloccò il braccio dell’aguzzino e lo torse. Guardandosi alle spalle vide l’imponente figura del capitano di fronte a sé. «Capitano io…» gemette con tono implorevole.
L’espressione del vishuuriano era dura, la stessa che Kirrian conosceva bene: quella che il capitano aveva al mercato il giorno che aveva decapitato il mercante di tessuti.
«Ti diverti forse?» disse esercitando una pressione sempre maggiore sul braccio del suo uomo. «Perché non c’è proprio nulla di cui divertirsi, stai riducendo una mia proprietà ad una larva a suon di frustate. Ti ho forse autorizzato a questo sfoggio di sadismo?» Il suo volto era impenetrabile.
Il marinaio incominciò a lacrimare tra i gemiti, la torsione era tale che in breve il braccio si sarebbe spezzato. Infatti pochi istanti più tardi il tipico suono di ossa che si rompono raggiunse gli orecchi di tutti. Il marinaio lanciò un urlo disumano che fece sbiancare gli schiavi.
Questa volta Kirrian riuscì a resistere all’impulso che proveniva dal suo stomaco. Il marinaio cadde a terra tenendosi il braccio rotto e gridando in modo convulso.
«Sulla mia nave non c’è posto per i cani che non rispettano la mia proprietà» pronunciò ad alta voce il capitano con tono sprezzante. Poi impartì un secco ordine ad altri due marinai con un gesto. I due liberarono dalle catene il ragazzino tumefatto e sanguinante. Il nero si accovacciò ad esaminarlo e scosse la testa. Con un gesto veloce estrasse la sua spada e lo finì.
Il suo sguardo passò sugli schiavi con una lunga panoramica, poi con voce chiara ed autoritaria disse: «Voi siete una mia proprietà, che questo sia chiaro» Sguardi di odio si rivolsero verso il capitano. Kirrian prudentemente cercò di abbassarlo e lo puntò verso terra.
«Voi mi odiate, non è così? Bene, non pretendo certo amore da parte vostra» rivolse lo sguardo verso il corpo esanime del ragazzino che aveva appena ucciso «Non era certo mia intenzione che finisse così» disse indicandolo «Ma quel cane aveva altre intenzioni, evidentemente. Di questo risponderà a me» fece una pausa e tornò ad indicare il cadavere «Quel ranocchio non sarebbe sopravvissuto alle lesioni, perciò l’ho graziato con le mie stesse mani. Ma in fondo non devo certo giustificarmi con voi» Con un gesto secco ordinò ai suoi uomini di far procedere la fila verso la nave.
Il vishuuriano rimase indietro con il marinaio cui aveva spezzato il braccio. Mentre si allontanava con la sua fila Kirrian sentì il nero rivolgersi all’uomo: «Non pensare che ti ucciderò, uomo. Sarà molto peggio per te. Vivrai nella consapevolezza di essermi debitore il che è di gran lunga peggiore della morte. Quello schiavo mi è costato denaro e tu…» Allontandosi ulteriormente Kirrian non fu in grado di sentire altro.
«Avanti ragazzi, cerchiamo di evitare altri incidenti» disse il marinaio che evidentemente aveva preso il posto dell’altro. Il suo tono era tutto sommato gentile e il gruppo procedette senza altre esitazioni lungo la passerella sul ponte della nave. Furono condotti nella stiva dove le catene vennero affisse su dei ganci conficcati nel legno della nave.
Le operazioni di carico durarono tutto il pomeriggio: il lotto di schiavi non era stato l’unico acquisto del vishuuriano a Nirot. Tuttavia Kirrian poteva solo sentire, nel buio della stiva, il vociare degli uomini di bordo che caricavano altre merci che venivano issate sulla nave e poi collocate in altri scomparti della stiva. Gli schiavi possedevano uno scomparto separato a loro dedicato.
Mercanti e schiavi (3)
Gennaio 27, 2008 a 11:25 am (Nel mondo di Areck, capitolo 1)
Quando la nave prese il largo, lo scricchiolare del legno rivelò il rollio. Kirrian si sentì perduto. Nella sua mente immaginò la nave che superava il molo del porto antico e l’isola artificiale su cui sorgeva il faro. Dopo qualche istante era consapevole che stavano superando le dighe costruite al largo del porto che segnavano il confine con il mare aperto.
harion ha detto,
Gennaio 27, 2008 a 8:31 pm
Ciao Robi ^^

Finalmente la terza parte
Certo che sei proprio tirchio XD qualche paginetta in più no?
Comunque continua, che un inizio del genere non può non reclamare seguito! Sto poro Kirrian, madò che tristezza! Non vorrei essere nei suoi panni manco morta! NOn solo gli accade il peggio del peggio, è pure odiato dall’autore XDD
Volevo dirti che secondo me ci sono due paroline verso l’inizio (fila e frusta) che fanno un po’ di ripetizione, ma probabilmente è solo una mia impressione. Prova con due sininimi ^^
Io non ho capito: quello che fino ad ora hai pubblicato è tutto un capitolo? no, giusto? Per sapere, tutto qua ^^ Mi raccomando, continua e metti qualche info in più sull’ambientazione
Chissà perchè, ma questo Vishuuriano mi piace proprio (anche se ad incontrarlo non ci terrei per niente!)